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Le fasi del metodo Schultz

Come è strutturato il Training Autogeno: gli esercizi classici del metodo, in breve.

Aggiornato Agosto 2026 4 min di lettura Dott.ssa Fiammetta Favalli

Chi era Johannes Schultz

Il Training Autogeno nasce negli anni ’30 dal lavoro dello psichiatra tedesco Johannes Schultz, a partire dall’osservazione che stati di rilassamento profondo, indotti attraverso l’autosuggestione, potevano avere effetti benefici sulla tensione psicofisica.

Gli esercizi del ciclo inferiore

Il metodo classico si articola in una serie di esercizi progressivi, appresi uno alla volta: la percezione del peso degli arti, la percezione del calore, la regolazione del battito cardiaco e del respiro, la sensazione di calore nella zona addominale, la percezione di frescura sulla fronte.

Ogni esercizio si costruisce sul precedente: non si passa al successivo finché il primo non è stato acquisito con una certa padronanza.

Perché serve una guida

Anche se l’obiettivo finale è la pratica autonoma, la fase di apprendimento va guidata: aiuta a correggere l’esecuzione, a gestire eventuali difficoltà (capita, a qualcuno, di percepire disagio invece di rilassamento nei primi tentativi) e a personalizzare il percorso sulla base della situazione di partenza.

Dopo l’apprendimento

Una volta acquisiti gli esercizi, si può praticare in autonomia, con sedute brevi e regolari. È qui che il Training Autogeno diventa uno strumento quotidiano, non solo qualcosa che si fa in studio.

Fiammetta Favalli

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