Non esiste un percorso lineare e uguale per tutti. Ma ci sono alcune fasi che ricorrono, e riconoscerle può aiutarti a capire dove sei e cosa ha senso fare adesso.
La fase acuta, il primo impatto. Nei giorni e nelle settimane immediatamente successive alla separazione, o alla decisione, spesso si vive un mix di emozioni contrastanti e intense. Sollievo e dolore insieme. Chiarezza e disorientamento. La sensazione di aver fatto la cosa giusta e allo stesso tempo di aver perso qualcosa di importante. Questa fase è normale, ed è sbagliato aspettarsi di uscirne in pochi giorni.
La fase del lutto. Arriva sempre, anche se la relazione era finita da tempo emotivamente, anche se sei stato tu a decidere. Il lutto da separazione non è solo il lutto per la persona: è il lutto per la vita che avevi, per il progetto che avevi immaginato, per l’identità di coppia che smette di esistere. Per gli uomini questa fase spesso arriva in ritardo, quando la struttura esterna della vita sembra riprendere, il dolore emotivo emerge.
La fase della rabbia. Può essere verso di lei, verso te stesso, verso la situazione. La rabbia è un’emozione secondaria, sotto c’è quasi sempre dolore o paura. Non va soppressa, ma non va nemmeno lasciata guidare le decisioni pratiche, specialmente quelle che riguardano i figli.
La fase della riorganizzazione. Comincia quando il dolore acuto si attenua e si inizia a guardare avanti. Non è una fase di euforia, è una fase di lavoro silenzioso. Si ridefiniscono le priorità, si riorganizza la quotidianità, si ricominciano a fare cose per sé stessi. È il momento in cui il percorso psicologico può essere più produttivo, non per elaborare il passato, ma per costruire il futuro.
La fase della ritrovata identità. Non è un punto di arrivo fisso, è un processo. Significa ritrovare chi sei al di là del ruolo di partner, al di là della coppia che eri. Ritrovare interessi, relazioni, una direzione. Non “tornare quello di prima”, ma diventare qualcosa di nuovo, con tutto quello che hai attraversato.
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