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Quando inizia la crisi coppia

Quando inizia la crisi coppia

Ti amo! Sono parole che nascono da qualcosa di assolutamente autentico dentro di noi ed indicano la capacità di aprirci e dire di sì senza riserve.

L’amore sembra così magnifico, ma ad un certo punto inizia la crisi di coppia ed  i rapporti diventano impossibili.

Vediamo ora di comprendere perchè  è difficile trovare tale amore pienamente espresso nei nostri rapporti di coppia.

Ogni persona ha un corpo ed una mente che cambia, poiché riceve ed elabora continuamente nuove informazioni e vive in una realtà che evolve e cambia continuamente. Quando una persona si rifiuta di adeguare se stessa alla realtà che sta vivendo si “isola” dalla realtà in evoluzione ed avviene LA CRISI.

La crisi può definirsi lo strumento attraverso cui viene portata a poter, potenzialmente, affrontare i cambiamenti che le sono necessari, perché torni ad amare ed evolvere.

Quando si vive una relazione di coppia si ha la possibilità di confrontarsi con l’imprevedibilità propria e dell’altro, con le paure, gioie, entusiasmi, sogni e desideri  proprie e dell’altro.

Questo confronto conduce, però, a vedere l’uno o entrambi nel diventare sempre più abili nel recitare delle parti, nel mentire per nascondere se stessi all’altro, frenando, così, l’evoluzione di entrambi.

La reazione ad ogni evitabile crisi è, generalmente, quella di colpevolizzare il partner e sentirsi vittima.

La crisi, inoltre, conduce, il più delle volte, ad un ulteriore allontanamento da se stessi, dall’altro, dagli altri.

Anziché affrontare i cambiamenti  interiori che la crisi vorrebbe stimolare, si cercano scorciatoie, si usano trucchi per poter semplicemente non cambiare.

Per alcune persone, quello che viene considerato amore in un rapporto di coppia, non è altro che uno scarico di responsabilità.

La relazione, cioè, viene vissuta come un mezzo per poter essere felici grazie ad un’altra persona e non come un’esperienza in cui condividere se stessi ed il proprio benessere con l’altro/a.

Ma in una relazione non si conosce qual è il valore che l’altro attribuisce a quello che dona e a quello che riceve e la crisi ed i conflitti sono inevitabili.

Le prime difficoltà possono presentarsi quando si preferisce ignorare ciò che crea difficoltà.

Far finta di nulla può portare a una progressiva immobilità della coppia, che non è più in grado di comunicare in maniera chiara.

Si inizia a provare rabbia e risentimento che nascono proprio dalla non comunicazione  e dai comportamenti distruttivi.

Tali sentimenti portano a vivere il rapporto in modo negativo, con il rischio di comprometterlo definitivamente.

Va detto, però, che l’inizio della crisi di coppia  e la crisi che si sta vivendo non va necessariamente e unicamente letta come elemento pericoloso e distruttivo, benché apportatore di sofferenza.

Se è vero che nella condizione di crisi può inscriversi il rischio di un progressivo scioglimento  del legame, allo stesso tempo essa è un valido strumento per la crescita e l’evoluzione della coppia.

E’ necessario, però, che vi sia una concreta volontà di attraversare la crisi, che questa sia affrontata e gestita in maniera costruttiva per la relazione, in modo da costruire basi più solide e trovare equilibri più durevoli.

Spesso una discussione iniziata per motivi futili che, implacabilmente, degenera in conflitto.

I conflitti caratterizzano fortemente la comunicazione della coppia in crisi, anche se li ritroviamo generalmente con frequenza e distruttività variabile a livello di tutte le relazioni.

Il potenziale distruttivo dei conflitti è dato dalla scarsa consapevolezza di cosa li abbia realmente generati.

Si è trascinati nell’escalation quasi contro la propria volontà, la reazione emotiva è eccessiva rispetto alla portata dell’argomento iniziale, ma il conflitto resterà irrisolvibile fino a che non si avrà consapevolezza di ciò che realmente lo ha causato.

Senza contare che generalmente dallo scontro uno dei due esce sconfitto e l’altro se pur vincitore spesso è preda dei sensi di colpa.

Ancor più spinosa è la divergenza che si esprime sul piano dei valori. In particolare quando la crisi è già in atto la comunicazione tradizionale oltre a risultare inefficace rischia di produrre fratture insanabili.

Disporre di alternative efficaci può aiutare a ricostruire la relazione, raggiungendo nuovi equilibri e maggiore stabilità.

Un percorso terapeutico di coppia o individuale può essere un’opportunità per entrambi i partner.

 Psicoterapia

Psicoterapia

Psicoterapia individuale

La Psicoterapia è un percorso attraverso il quale, utilizzando strumenti di ordine psicologico, si punta a migliorare e/o modificare tendenze, schemi, meccanismi, che hanno contribuito a generare e stabilizzare problemi, disagio e malessere nella persona.

La durata della Psicoterapia può essere breve ed è sempre commisurata agli obbiettivi che ci prefiggiamo di raggiungere.

La Psicoterapia è un percorso di medio e lungo termine, che può fungere da sostegno e da guida, aiutando ad affrontare e gestire, con maggiori risorse, problemi e difficoltà collegati al lavoro, alla famiglia o alla relazione di coppia, che spesso creano malessere e possono limitare la libertà personale.

Utile e necessaria anche nel trattamento di ansia, attacchi di panico, depressione, disturbi dell’umore, stress, fobie, disturbi del comportamento alimentare e di natura psicosomatica.

Si tratta di una preziosa opportunità che chiunque può cogliere per sviluppare autostima, capacità di far fronte e risolvere i problemi, ridurre disagi e malesseri, migliorare salute e qualità della vita.

Nel percorso di psicoterapia individuale, utilizzando strumenti di ordine psicologico, si punta a modificare tendenze, schemi, meccanismi, che hanno contribuito a generare e stabilizzare problemi, disagio e malessere. L’obiettivo è  aiutare la persona ad individuare nuove e più funzionali modalità di fronteggiare gli eventi ed a sviluppare il potenziale individuale.

La Psicoterapia rogersiana, in particolare ( Approccio Centrato sulla Persona) pone l’ individuo al centro  dell’ attenzione.

Il terapeuta rogersiano, attraverso il dialogo terapeutico e in un clima di accettazione e sostegno, favorisce nel cliente la maggiore comprensione della propria realtà psichica, lo sviluppo delle capacità di autoregolazione e di autorealizzazione.

Obbiettivi da raggiungere: il benessere e la realizzazione personale del cliente. La frequenza delle sedute, generalmente, è settimanale, ma può variare a seconda dell’ intensità del disagio.

Quando è consigliabile la psicoterapia individuale?

1) Quando la sofferenza psicologica perdura nel tempo e rende difficile vivere determinate situazioni;

2) quando il rapporto con se stessi e con gli altri diventa teso e conflittuale;

3) quando, in alcune situazioni, ci si rende conto di avere reazioni inadeguate, che creano disagio e sofferenza a sé e alle persone significative;

4) quando la sofferenza psichica assume la forma del sintomo organico ( tachicardìa, mal di testa, difficoltà a digerire, disturbi intestinali, insonnia, dermatiti, etc.) senza che vi sia una causa organica accertata;

5) quando si desidera migliorare la propria salute e la qualità della propria vita.

 

Psicoterapia di coppia

Si tratta di un percorso finalizzato ad aiutare la coppia (coniugi, conviventi, fidanzati) in difficoltà o che sta attraversando una vera e propria crisi.

Le difficoltà incontrate dai partners possono essere di diverso tipo: problemi della sfera sessuale, difficoltà di comunicazione, divergenze relative alle scelte educative, conflittualità e divergenze, tradimenti.

Quando è consigliabile:

1)  Quando i partners sono decisi a migliorare la loro relazione;

2) Quando la conflittualità all’ interno della coppia ha compromesso o rischia di compromettere definitivamente il rapporto;

3)  Quando vi è il rischio di un coinvolgimento dei figli nel conflitto di coppia;

4)  Quando i problemi e le conflittualità della coppia hanno già coinvolto i figli, causando loro un disagio psicologico.

5)  Quando il partner attraversa un periodo di grande difficoltà ( malattia, perdita del lavoro, stress acuto, disagio psicologico, etc.) per acquisire nuovi strumenti e poterlo aiutare e sostenere efficacemente.

 

Il percorso terapeutico

Si tratta di un breve ciclo di incontri, che ha come finalità la soluzione dei problemi attuali della coppia, attraverso il conseguimento di obbiettivi concordati con il terapeuta.

Il percorso terapeutico facilita comprensione ed elaborazione delle difficoltà relazionali, identificazione delle possibili soluzioni. Il lavoro sulla relazione aiuta i partners ad identificare ed utilizzare modalità di comunicazione più efficaci. Il percorso terapeutico intende favorire lo sviluppo delle capacità di ascolto reciproco, gestione e soluzione costruttiva dei conflitti, espressione dei bisogni individuali.

 

Obbiettivi finali dell’intervento terapeutico

La soluzione del problema (o del conflitto) presentato dai partner, il rispetto delle esigenze reciproche, il ripristino o la costruzione degli equilibri nella relazione di coppia.

Perché si tradisce

Perché si tradisce

Per capire perché si tradisce è importante tenere in considerazione la differenza fra la psicologia maschile e femminile che predispone a questo tipo di comportamento.

motivi che inducono al tradimento sono molto diversi da caso a caso, ma in generale:

  1. Gli uomini tradiscono perché cercano sesso: o perché la partner abituale non desidera più avere rapporti frequenti, perché è incinta, perché ha appena avuto un bambino, ma anche perché si sentono svalutati dal comportamento della partner;
  2. Le donne, invece, vanno con un altro perché cercano romanticismo, passione, batticuore, complimenti ecc.

Ragioni completamente diverse, che però diventano identiche quando ci si trova ad avere, insieme, un rapporto clandestino.

Molti altri motivi  spingono, sia l’uomo che la donna a tradire e sono:

  • le attrazioni fatali,
  • il desiderio sessuale,
  • il semplice desiderio di affermazione di sé,della propria libertà,
  • il narcisismo,
  • il gusto di sedurre, o di essere sedotti, 
  • il bisogno di trasgressione dovuto alla eccessiva routine,
  • la ricerca disperata di un mezzo per uscire dalla propria depressione: la speranza che una nuova storia, un nuovo amore, sia in grado di fare da motore ad una volontà ormai sbiadita, ad una vita ingiallita, che si consuma nella noia e nella tristezza.

Il tradimento si potrebbe anche dire che un rapporto di coppia basato sul tradimento è un rapporto protetto.

E’ un rapporto che non ha le preoccupazioni quotidiane del matrimonio, né le pressioni di vivere sempre con un’altra persona, anche se la persona che tradisce è pressato dalle richieste del coniuge dell’amante nell’organizzare il suo tempo libero.

Il suo significato sta nel messaggio trasmesso.

Dietro ogni tradimento c’è anche un messaggio nascosto

  • “Non mi attrai più, ma non posso vivere senza di te
  • “Mi sono stancato”
  • “Ti faccio pagare la poca attenzione che hai per me”
  • “Aiutami ad andarmene”
  • “Non voglio esserti così tanto indispensabile”

Tutte le persone coinvolte nel tradimento vivono emozioni, diverse a secondo del ruolo che hanno.

Ognuno sarà investito da emozioni molto forti. 

Il traditore prova l’ebbrezza della passione, della trasgressione, ma anche sentimenti di colpa, di smarrimentoconfuso tra passato presente e futuro.

Si darà la possibilità di chiedersi: “Cosa voglio veramente?” oppure si godrà il presente, rimandando ogni interrogativo e decisione.

Il tradito proverà dolore, insieme a rabbia, rancore, a volte desiderio di vendetta, o, al contrario, rimarrà immobile, facendo finta di niente, negando l’evidenza.

In entrambi i casi si sentirà derubato, messo da parte, sostituitoannullato, a volte senza neanche l’orgoglio e quel sano amore per sé tale da reagire.

Ma anche colui o colei che si è inserito nella coppia, soffre: soffre per un bene che non è solo suo, anche lei o lui si sente tradito, come se non valesse abbastanza, come se non meritasse di più, nel limbo di una continua attesa.

Il tradimento ci mette di fronte alla difficile scelta: perdonare il partner o ricominciare a vivere da soli?

E’ importante tener presente che per parlare di tradimento, vi devono essere delle aspettative razionali ed emotive di lealtà, oltre che relazioni ed interazioni basate sulla fiducia.

Il tradimento si presenta, dunque, come un evento del tutto inaspettato, in seguito al quale i rapporti tra traditore e tradito e l’immagine individuale, non saranno più gli stessi, ma verranno ridefiniti in base a quell’evento.

Il tradimento diventa, così, un’occasione per riflettere sulla propria relazione.

E’ necessario capire se abbiamo commesso degli sbagli, se non abbiamo dato abbastanza attenzione al partner, se non siamo più innamorati. Infatti, può succedere che il tradimento sia un tentativo di uscire da una relazione che non ci soddisfa più.

Certamente c’è bisogno di un po’ di tempo per capire tutte queste cose, visto che in un primo momento siamo presi dalla rabbia e non siamo in grado di prendere la decisione più giusta.

Lo stress…conoscerlo per affrontarlo

Lo stress...conoscerlo per affrontarlo

Che cos’è lo stress?

Certi eventi della vita (stressori) provocano, nell’organismo, una reazione che va ad alterarne l’equilibrio.

Tale reazione, denominata stress, può essere transitoria (stress acuto) o permanere molto più a lungo (stress cronico).

 

Quando sopraggiunge lo stress?

Lo stress sopraggiunge quando la persona, di fronte a determinati eventi o situazioni, sente di non potervi fare fronte, ritenendo di non avere risorse adeguate.
Dal momento in cui lo stress si cronicizza, l’alterazione degli equilibri dell’organismo diventa permanente, trasformandosi in tensione e stati d’ansia.

 

Quali sono gli stressori più comuni?

Stressori personali: problemi e preoccupazioni familiari, difficoltà nelle relazioni interpersonali, isolamento sociale, impossibilità di poter soddisfare i propri bisogni nelle relazioni significative, perdita del lavoro.

Stressori lavorativi: problemi legati alla discriminazione nell’ambiente di lavoro , al rapporto con i colleghi, il pendolarismo, un eccessivo carico di lavoro, ecc…

 

Da che cosa dipende il fatto di sentirsi più o meno stressati?

Il livello d’intensità dello stress non è correlabile alla quantità o alla qualità degli stressori, bensì alla percezione che l’individuo ha di poter controllare/fronteggiare o meno la situazione.

Il modo in cui si percepisce un evento è sempre personale; la percezione dell’evento determina la sensazione di maggiore o minore gravità della situazione.

Due persone avranno dello stesso evento una diversa percezione (maggiore o minore gravità) e saranno anche diverse le modalità di reagire a quell’evento.

 

Come si manifesta lo stress?

La sintomatologia dello stress coinvolge livelli diversi dell’organismo:

  • livello cardiovascolare:
    respirazione rapida e superficiale, irrigidimento del torace, palpitazione cardiaca, alta pressione sanguigna.
    • livello vascolare:
    emicrania, mal di testa da tensione, sudorazione delle mani e dei piedi.
    livello gastrointestinale:
    diarrea, stipsi, eruttazione, flatulenza, colite, difficoltà di digestione, ulcera.
     livello muscolare:
    mal di schiena, dolori al collo, tensione muscolare, dolore-tensione alla mandibola.
     livello neurologico:
    tic/ tremori, capogiri, secchezza della bocca.
    • livello dermatologico:
    eruzioni cutanee, acne.
     livello del sistema immunitario:
    raffreddori frequenti, aumento delle allergie.
    Altro:
    necessità di urinare con frequenza, sindrome premestruale, asma, spossatezza, disturbi del sonno.

 

Come si evidenzia lo stress sul piano psichico?

La sintomatologia psichica che può scaturire da una condizione di stress cronico, si manifesta con reazioni diverse:

  • reazioni caratterizzate da bassa energia:
    depressione, disperazione, impotenza, senso di scarso valore personale, noia timore;
  • reazioni caratterizzate da alta energia:
    irritabilità, risentimento, senso di ostilità, ansia , frustrazione, impazienza;
  • risposte comportamentali:
    digrignare i denti (bruxismo), abitudini alimentari irregolari, rosicchiare le unghie, reazioni emotive eccessive, incapacità di portare a termine i progetti, intraprendere più cose contemporaneamente.

E’ possibile imparare a rispondere agli eventi stressanti?

Per tutelare l’organismo dallo stress si può modificare il proprio stile di vita, anche se non sempre ciò è sufficiente a ripristinare gli equilibri precedenti.
Oppure si può tentare di eliminare la causa dello stress. ma questo può essere troppo complicato o impossibile da realizzare.

Quando la persona permane nella condizione di stress, questo si cronicizza, producendo una serie di sintomi e alterando la normale funzionalità dell’organismo.

Soprattutto quando le condizioni da cui è scaturito lo stress non possono essere modificate, la persona può solo dotarsi di strumenti più efficaci per fronteggiarle e di conseguenza sentirsi meno travolto dagli eventi.

 

A chi rivolgersi per un parere specialistico?

La figura di riferimento nel panorama specialistico è quella dello psicologo-psicoterapeuta.

Come sempre il primo colloquio è il primo passo.

in base all’entità del disagio e delle limitazioni sofferte a causa dello stress (sintomi), sarà prospettato alla persona un progetto terapeutico finalizzato alla riduzione dei sintomi e allo sviluppo di capacità necessarie a superare gli eventi senza eccessive ripercussioni sul piano della salute globale.

All’interno del progetto terapeutico lo sviluppo dell’autostima e dei punti di forza potrà conferire una tempra più resistente per evitare l’insorgenza dello stress in futuro, promuovendo reazioni più adeguate e funzionali al raggiungimento degli obiettivi personali.

 

In che consiste il lavoro terapeutico per combattere lo stress?

In primo luogo la persona deve comprendere qual è la sua abituale modalità di reazione agli  eventi percepiti come stressanti.

  • Il lavoro successivo potrà comprendere:
    tecniche finalizzate al rilassamento psicofisico (ad es. il Training Autogeno): tendono a ripristinare la funzionalità dell’ organismo e si focalizzano in particolare sulla funzione respiratoria;
  • apprendimento di competenze volte a migliorare la comunicazione e il sostegno sociale.

Le paure del dipendente affettivo

Le paure del dipendente affettivo

La paura è l’emozione principale del dipendente affettivo e guida la maggior parte dei suoi comportamenti impulsivi messi in atto.

 La persona dipendente vive quotidianamente sotto la pressione di vari tipi di paura.

La vicinanza è l’elemento indispensabile che contribuisce a costruire una buona intimità e proprio di questo si ha paura: paura dell’intimità.

In effetti tutti desideriamo essere amati, ma ricevere amore non è facile come sembra.

Abbiamo paura di darci completamente all’altro.

In amore tale paura ha lo scopo di proteggere dal pericolo che il partner possa fuggire.

Ma se la paura è diventa eccessiva diventa  angoscia.

Il  dipendente affettivo è tormentato proprio da questa angoscia, che copre la paura  di essere abbandonati e rimanere da soli.

Pur di farsi amare la persona è disposta a fare cose spiacevoli e degradanti e accettare situazioni per chiunque intollerabili.

Questi comportamenti sono guidati proprio  dalla paura di essere lasciata, rifiutata, di essere presa in giro, di sentirsi sola e oppressa.

 Ma tali comportamenti , invece di favorire la relazione, la distruggono.

La relazione può diventare una gabbia, da cui non si riesce a uscire creando profondi malesseri e gravi conflitti.

Tali comportamenti ripetitivi  nascondono la reale motivazione di tutto ciò: la paura dell’abbandono e la paura di rimanere da soli.

Infatti è inconcepibile pensare alla propria vita senza l’altro, il dipendente affettivo fa di tutto per evitare che il partner sfugga ma, inevitabilmente, provoca il rifiuto di quest’ultimo.

Il rifiuto alimenta ulteriormente il senso di inadeguatezza, la paura dell’abbandono e della solitudine. 

Spesso, inoltre,  il partner dipendente vive con l’aspettativa irrealistica che prima o poi raggiungerà il suo obiettivo e cioè di

farsi amare esattamente come vuole essere amato.

Tra i partner si può verificare anche  comportamenti che si alternano: chi è vittima può diventare l’oppressore e viceversa.

Diventa un circolo vizioso. 

In questo modo entrambi i partner si proteggono dalla paura di darsi completamente all’altro.

La paura di essere abbandonati nasconde, tra l’altro, un’eccessiva preoccupazione della possibilità che il partner trovi un’altra persona più interessante e che venga sostituita.

Ci si trasforma allora in veri e propri investigatori, prestando una smisurata attenzione a segnali della probabile perdita di interesse.

Ciò determina una continua alternanza tra gelosia e paura di essere lasciati soli.

Questo porta la persona  non solo ad infinite pretese di attenzioni e un’ossessiva richiesta di rassicurazioni, ma anche a continue critiche rivolte al partner pur senza motivo.

Il partner è così  messo continuamente alla prova e sfinito  può, pur mantenendo la relazione  non più gratificante e  perché,  anche lui, ha paura di rimanere solo, iniziare a vivere storie parallele o chiudere la relazione.

Altra paura eccessiva della persona dipendente affettiva è la paura del cambiamento.

Di solito le persone dipendenti rimangono per lungo tempo in questo tipo di relazione, senza mai modificarsi, crescendo molto lentamente,  perché un pur minimo cambiamento diventa un ulteriore elemento che può sfuggire al proprio controllo.

La percezione che la propria vita si sia fermata è molto forte e frustrante e, proprio questa consapevolezza, contribuisce a fare in modo di non lasciare la presa, di perseverare nell’intento di farsi amare da una persona su cui hanno investito a lungo energie e speranze, smettendo di vivere e soffocando le iniziative rivolte al proprio benessere.

Diventa impensabile abbandonare tutto.

Alternano, infatti,  sentimenti di rabbia e rimorso a vergogna e colpa anche perché, spesso, si mostrano per quelli che non sono, rinunciando ad aspetti sostanziali della propria identità per assumere maschere che hanno il solo scopo di compiacere l’amato.

Anche per questi motivi sovente sono gelosi e possessivi.

Per superare la paura dell’abbandono e del cambiamento è  indispensabile divenire consapevoli di questa fragilità. Cosicché  si può  imparare a gestirla in maniera graduale.

Non è facile e ci vuole tempo e di certo sentirsi sostenuti e accompagnati in questo viaggio da uno psicoterapeuta può dare un gran sollievo e coraggio nell’iniziarlo.

La paura di innamorarsi

La paura di innamorarsi

L’incapacità di vivere serenamente una relazione è una difficoltà reale e coinvolge sia donne che uomini.

Tutti cercano l’amore della vita, ma a volte vivere una relazione spaventa.

È la paura di innamorarsi!

La realtà è che sono presenti  resistenze mentali, che bloccano e non permettono di vivere serenamente una storia d’amore.

Sono tante le sfaccettature della stessa dinamica, che impediscono di stare in coppia e costruire un futuro assieme.

Di solito la paura di innamorarsi è  legata al timore di perdere il controllo della situazione, caratteristica delle persone molto razionali o di quelle che hanno sofferto per amore.

Si tratta di una sorta di stato di allarme che si attiva, il più delle, volte in maniera non consapevole,  quando si percepisce che la storia si fa più seria e  ci si inizia a sentire dipendenti dall’altro.

Il che, all’inizio di una relazione, è normale, perché l’innamoramento comporta necessariamente una perdita di controllo, un affidarsi all’altro.

Quando però si è abituati a controllare sempre tutto, non si è disposti a vivere in funzione dell’altro.

L’innamoramento è considerato una debolezza e l’altro diventa un potenziale pericolo.

Succede proprio l’opposto di quello che dovrebbe accadere in amore: Sentirsi insicuri vicino al partner…sentirsi fragili.

Questo blocca e genera la paura di innamorarsi!

Quando, pertanto,  i sentimenti sono intesi come causa di insicurezza, non ci si lascia più andare.

Se poi nel passato si è vissuta una relazione che  è stato fonte di sofferenza, si teme di ritrovarsi nella stessa sensazione.

Così nelle storie successive la persona può scegliere di non darsi completamente all’altro e di razionalizzare, il più possibile, il proprio coinvolgimento.

La relazione precedente ha lasciato ferite aperte!

Vediamo ora quali sono le paure femminili che bloccano:

  • L’essere presa in giro dal partner;
  • il terrore di essere tradita, che si sviluppa di solito dopo un’esperienza passata di infedeltà.
  • il timore che il partner possa cambiare. si pensa che il proprio partner possa fuggire se gli si rivelano i propri sentimenti.

E le paure maschili?

  • perdere la propria libertà quando la storia si fa seria, dover rinunciare ai propri spazi perché si teme il controllo da parte della compagna.
  • la paura di farla soffrire
  • Il timore di cambiare idea sui sentimenti nel corso del tempo
  • La paura che il legame possa portare in futuro delle responsabilità e dei cambiamenti radicali nella propria vita.

Ci sono, poi, dei campanelli di allarme, che possono farci capire il perché non riusciamo a darci completamente al partner. 

Questi sono alcuni esempi:

  • Non voler entrare troppo nel mondo dell’altro, quindi si teme la condivisione.
  • Ma anche la riluttanza a fare una vacanza insieme, poiché questa costringe a vivere una quotidianità.
  • l’incapacità di parlare di sentimenti con il partner: poter dire ti amo o sentirsi dire ti amo.
  • la cautela a fare regali importanti o l’essere in difficoltà quando si ricevono.
  • il panico di programmare con il partner qualcosa che accadrà nel futuro a lungo termine.

Il sereno sviluppo di un rapporto a due è, poi, intralciato dalla presenza di cattive abitudini mentali.

Esistono, infatti,  degli stereotipi per entrambi i sessi che ancora oggi spesso sussistono.

Per gli uomini, l’essere egocentrici, rimanere bambini pronti solo e sempre a divertirsi, non rinunciare per niente al mondo agli amici, dire bugie, ricercare avventure, evitare responsabilità.

Mentre le donne  tendono a non chiudere la porta agli ex, soffrire sempre per amore, essere gelose, credere poco in se stesse e nella propria femminilità, essere esageratamente esigenti e controllanti.

E’  importante, pertanto, imparare ad avere meno paura e tentare di lasciarsi andare provando a considerare gli aspetti positivi della relazione che si sta vivendo e cioè il piacere di

  • sentirsi amati
  • essere sostenuti
  • divertirsi insieme e sentirsi spensierati
  • avere una progettualità

Certo non sempre si riesce da soli a vincere la resistenza a vivere una relazione a 360°.

Ma se è così, chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta che possa sostenerci a superare i blocchi che si hanno e ad imparare a lasciarsi andare, è forse la strada più indicata per riuscirci.

Perché la paura di innamorarsi e, dunque, privarsi della grande gioia di un’esperienza di vita piena e soddisfacente con la persona amata accanto è, sicuramente, la più grande cattiveria che possiamo fare a noi stessi …

La Vita è UNA ed è un dovere cercare di viverla nel modo più felice possibile!

La gelosia nel rapporto di coppia

La gelosia nel rapporto di coppia

La gelosia nel rapporto di coppia può far perdere la testa?

E’ vero che “ amore vuol dir gelosia”?

Esiste una gelosia sana  e una no?

Tante domande, troppe forse, ma in fondo essere gelosi  è anche questo: interrogativi, dubbi, insicurezze, confusione.

La gelosia  è un’emozione  che si manifesta con una sottile angoscia che parte dalla pancia  e risale fino alla testa, influenzando negativamente i nostri pensieri.

Si esprime con intensità variabile proprio quando avvertiamo  un senso di minaccia, non sempre reale, per ciò che consideriamo  di nostra proprietà.

In effetti la gelosia è più legata all’idea di possesso che di amore.

Essere gelosi, quindi, significa esclusività:

“Tutto di te deve essere mio ed io devo essere unico per te”.

La persona gelosa pretende in modo inconsapevole di essere tutto per l’altro, di colmare con la sua presenza tutti i bisogni affettivi della persona amata, non accetta il proprio limite di importanza nel rapporto.

E’ una forma di controllo dell’altro, ha poco a che fare con l’amore come scambio.

È vero essere gelosi in un rapporto di coppia è forse inevitabile.

Forse è utile, a questo punto, chiedersi come ci sentiamo quando proviamo gelosia e quali effetti produce il nostro comportamento sulla relazione e sul partner.

Vediamo ora alcuni comportamenti che la persona gelosa mette in atto:

  • Controlla il cellulare del partner;
  • Indaga nel tentativo di scoprire dove va o con chi si incontra;  
  • si agita perché  nota che ha adottato un nuovo look.
  • immagina che incontri qualcuno di nascosto, magari conosciuto nel luogo di lavoro.

Inoltre, può accadere che una serie di pensieri negativi  ossessionano la persona gelosa, avendo la sensazione di perdere terreno e così

  • Telefona continuamente
  • invia sms e messaggi su whatsapp
  • Controlla il profilo di facebook.

Ma l’ equilibrio è davvero precario e basta una risposta che non corrisponde a quella che spera per rigettarsi nella spirale dell’ ossessione!

Le scenate senza un valido motivo poi e i divieti assurdi del tipo:

  • “Non voglio che le rivolgi più la parola”
  • “Se lo saluti ancora una volta, con me hai chiuso!”

generano tensioni, insoddisfazioni e conflitti  all’ interno della coppia.

In tal maniera essere gelosi può diventare un vero e proprio tormento e compromettere la relazione fino a distruggerla!

Il rischio è di tirare troppo la corda e, ad un certo punto,  veder scappare il partner, perché la gelosia dell’altro è diventata  soffocante.

E’ da tener presente che anche la persona che soffre di questa gelosia ne è ossessionata ed è dannosa per la sua salute.

La gelosia ossessiva  fa perdere il sonno e la tranquillità ed è causa di stress e tensioni.

Quando si è invasi dalla gelosia è difficile, se non impossibile, mantenere la lucidità e distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è.

Ed ecco che anche se non esistono  motivi  concreti  li si immagina, fino a concretizzarli e crederci!

Un vero e proprio tormento, soprattutto quando, pur tentando, ci si rende conto di non riuscire a liberarsene.

La spirale della gelosia è alimentata dalle insicurezze,dalla mancanza di fiducia nel partner, ma soprattutto in sé stessi.

Anche qui troviamo, come nella dipendenza affettiva, la paura di essere abbandonati.

O meglio, si potrebbe dire che se è presente l’una quasi sicuramente è presente anche l’altra.

Indubbiamente anche le esperienze personali passate hanno  un loro peso.

Se in passato, per esempio,  si è subito un tradimento, probabilmente, la persona sarà più sensibile al sospetto e il virus della gelosia contaminerà  anche  le sue nuove relazioni.

Ciò fa perdere fiducia in se stessi, rende insicuri e dubbiosi.

La chiave di tutto è proprio questa: tornare a credere nelle proprie possibilità e potenzialità!

Se si nutre un’ adeguata fiducia in se stesso e nel  partner non si avranno molte occasioni  per sentirsi geloso e quando accadrà sarà un’esperienza  utile a riflettere sulla relazione e valutare se vi siano motivi concreti  per preoccuparsi.

Ecco alcuni suggerimenti per imparare ad essere meno gelosi:

  • Quando si ha un sospetto, un dubbio, la soluzione è parlarne con il partner. E’ necessario evitare di far sovrapporre dubbi e timori dentro di sé: provare a parlarne con  tranquillità. Il rapporto potrà solo beneficiarne e  ci si potrà sentire ancora più vicini e complici.
  • Se i pensieri ossessivi non danno tregua è preferibile provare a spostare l’attenzione ad altro, occupandosi in attività piacevoli per se stessi.
  • Evitare di spiare o indagare.  Il rischio è di confondersi ancora di più le idee e compromettere irrimediabilmente il rapporto.
  • Provare a mettersi nei suoi panni e chiedersi:” Come mi sentirei se fosse lui / lei a spiarmi? “

A volte, inoltre,  è probabile che si sia pensato a soluzioni del tipo 

  • rinchiudere il partner,
  • vivere voi due soli su un isola  in mezzo all’ oceano,
  • eliminare tutti i rappresentanti dell’altro sessoper non avere rivali.

Tutte soluzioni  che  oltre ad essere improbabili e impercorribili , sarebbero insufficienti a placare la gelosia ossessiva che troverebbe altre modalità per esprimersi.

 Se non si riesce da soli a cambiare la situazione allora è importante chiedere un supporto esterno.

Parlare con chi possa aiutare a valutare più obiettivamente la situazione ed eventualmente a ritrovare il giusto equilibrio.

Se, invece,  vuole  andare alla radice del problema, si può optare per un percorso individuale di psicoterapia, che aiuti ad indebolire certi meccanismi che governano le  reazioni eccessive di gelosia.

La coppia ieri ed oggi

La coppia ieri ed oggi cambiano i tempi, cambia la coppia

La coppia e  il matrimonio è stato e continua ad essere anche nelle giovani generazioni, un ideale da raggiungere.

Il costante aumento delle separazioni e dei divorzi  mostrano le difficoltà e le delusioni che molti giovani hanno di fronte al matrimonio.

Sulla coppia incombe un’ombra di diffuso pessimismo!

Sono stati , sono e saranno i cambiamenti culturali delle differenti epoche storiche a dare al rapporto di coppia significati diversi e a stabilire i ruoli dell’uomo e della donna al suo interno, rendendola, di conseguenza, più o meno stabile e più o meno felice.

La coppia non è più finalizzata alla procreazione, ma come espressione di relazione affettiva.

L’ideale della coppia unica , che dura tutta la vita è un sogno che tutti ci portiamo dentro.

Ma è solo un’ideale!

È appena nata la coppia  intesa come nucleo indipendente della vita affettiva fondata esclusivamente sull’amore.

Il potere della coppia fino al secolo scorso ha avuto un unico titolare: l’uomo.

Oggi non è più così!

A seguito di una progressiva libertà economica della donna e di un suo maggior potere siamo giunti ad una profonda trasformazione  relazionale tra i partner.

La coppia ieri si fondava sulla complementarietà dei ruoli e su vincoli sociali e morali, oggi, nella nostra epoca storica, ha subito un profondo cambiamento.

Sembra che la relazione di coppia oggi abbia perso quei fattori di stabilità di origine socio-economica e morale di cui godeva in passato, per reggersi  in prevalenza su fattori di felicità.

Oggi la stabilità di una coppia è data da 3 componenti fondamentali:

  • L’intimità
  • La passionalità
  • La progettualità

Fattori affascinanti, ma al tempo stesso molto fragili.

Nella nostra epoca storica la maggior difficoltà è costituita dal  il bisogno di autorealizzazione di entrambi i partner dato che la società attuale esalta come obiettivi primari sia il lavoro che il guadagno sia per l’uomo che per la donna.

Il bisogno di autorealizzazione prevale su tutto.

La ansie, le paure e le preoccupazioni  mescolate a speranze, idealizzazioni e la ricerca di sicurezza dei giovani di fronte alla vita di coppia  hanno assunto notevoli dimensioni.

Tanto sono certi della riuscita della loro unione quanto sono fragili di fronte alle difficoltà della vita di coppia.

Molteplici sono le motivazioni addotte per giustificare le separazioni e i fallimenti della relazione.

In realtà è difficile ritrovarsi in una società complessa come quella di oggi basata sulla precarietà economica e la modifica dei valori.

Tutto ciò che era ieri, oggi  traballa.

Nello stesso tempo non si può fare di tutta l’erba un fascio:

ogni coppia è una storia a sé.

Un fattore importante è la maturità o immaturità di entrambi i partner o di uno dei due.

Come vi è un cammino verso la maturità per ogni persona, allo stesso modo vi è un percorso verso la maturità per la coppia.

Prima ognuno dei partner faceva il suo viaggio individuale, ora, con la convivenza ognuno colloca la sua crescita all’interno della coppia.

I due percorsi si fondono, le due personalità si completano e si supportano o,  viceversa, si ostacolano e si allontanano segnando percorsi diversi.

Nel costruire la coppia, ciascun partner partecipa con la propria storia in cui sono coinvolti vari aspetti della personalità ed i vari livelli di maturazione.

È  un’ illusione pensare che con la convivenza inizia tutto da capo e che vengano abbandonate abitudini, attese, scelte di valori, atteggiamenti verso la vita, relazioni e affetti ed anche atteggiamenti aggressivi e quant’altro.

Sono aspetti facenti parte della storia individuale che si inseriscono nella storia a due che è tutta da creare a 4 mani.

A volte ci sarà sintonia, altre volte disarmonia a seconda delle circostanze e dell’armonia  con cui i due modi di essere si ritroveranno a scrivere insieme la storia,  senza che nessuno dei partner si senta annullato nella propria individualità.

Ogni partner è coinvolto nel  coppia  di cui è attore, ma anche spettatore.

È coinvolto con le sue emozioni e comportamenti nelle emozioni e comportamenti del partner  e contemporaneamente  ne è influenzato.

Per concludere la storia della coppia è fatta di aspettative, richieste, desideri non espressi, di sottintesi, ascolto, comunicazione, silenzi, gioia, allontanamento e riavvicinamento, ritrovarsi e anche di abbandonarsi. Ma alla base di tutto ciò c’è la ricerca dell’amore!

I segnali della fine della relazione di coppia

I segnali della fine della relazione di coppia

Se nella relazione di coppia si sta attraversando un momento particolarmente difficile o siamo particolarmente infelici, come capire se queste sensazioni rivelano una fine imminente o è una semplice crisi passeggera?

 

Quali sono i segnali della fine di una relazione di coppia?

Spesso siamo consapevoli che qualcosa sta accadendo, ma preferiamo ignorarlo, perché porre fine ad una relazione è estremamente doloroso!

Vediamo quali sono i segnali che rivelano la fine di una relazione: la vita di coppia si è trasformata in un campo di battaglia e l’unica esperienza che si condivide con il partner è quella conflittuale.

 

  1. I Litigi

La vita di coppia si è trasformata in un campo di battaglia e l’unica esperienza che si condivide con il partner è quella conflittuale.

Ogni  incontro è l’occasione per esprimere rabbia e delusione.

Ormai tutti i fattori positivi si sono esauriti ed il rapporto è entrato in una fase degenerativa.

A volte restano alcuni punti di contatto (ad es. il rapporto sessuale) e ci si illude di riportare in vita il rapporto.

Se litigare in se può essere un atto positivo all’interno di una relazione sana, i battibecchi inutili e ripetitivi più spesso indicano che il rapporto è arrivato al capolinea.

Essi sono l’ennesima rappresentazione della stessa scena di un film visto e rivisto.

Spesso, inoltre, si tollera di litigare in quanto c’è la speranza che sia l’ultima discussione e si ottenga qualche risultato.

Ma se nessuno dei due modifica le proprie posizioni il miracolo non avviene.

Questo vuol dire che il litigio è solo un modo per evitare la fine del rapporto.

 

  1. Troppe Differenze Inconciliabili.

Le differenze tra i partner diventano tali quando lo spazio condiviso è diventato talmente ristretto da essere destinato solo alle diversità.
Ecco quali sono tali tipi di differenze:
– Abitudini
– Amici
– Educazione
– Gusti culturali
– Valori.
Quando, infine, neppure i compromessi sono sufficienti a garantire l’evolversi della relazione, è difficile che sopravviva.

 

  1.   La Noia.

Ci si sente annoiati e depressi senza un vero motivo.

Tra noi ed il partner non accade più nulla di nuovo.

Può essere che ci si è allontanati a poco a poco e trasferiti in due mondi separati e diversi.

Oppure è accaduto un evento drammatico che, invece di avvicinare, ha allontano i partner.

Insomma la relazione non è più una risorsa su cui poter contare.

 

  1. La Distanza emotiva.

Ci accorgiamo che la persona a cui eravamo legati non è più presente quando cerchiamo un contatto.

Cerchiamo di entrare in contatto con l’altro, ma avvertiamo solamente la sua assenza.

Questo accade quando i nostri interessi si spostano altrove, come sul lavoro, sulle amicizie e sull’attività fisica.

La distanza emotiva indica, di solito, che, inconsapevolmente, entrambi i partner si sono già creati una realtà privata alternativa, fuori dalla coppia, e che hanno omesso di comunicare tra loro per creare una realtà comune che soddisfi le esigenze di entrambi.

 

  1. Le Avventure.

Le avventure sono il sintomo classico che indica che qualcosa non va.

In questo modo togliamo al rapporto un elemento che lo rende unico ed esclusivo.

Vivere relazioni al di fuori del rapporto di coppia è segno che esso è in crisi e può rappresentare un ambiguo tentativo di comunicare.

 

  1. Un Trasloco.

Quando la relazione ha superato il suo ciclo vitale, un cambiamento di luogo può far emergere il fatto che le sue fondamenta si sono sbriciolate.

Diciamo che il rapporto di coppia era tenuto insieme solo dal vivere in una certa casa, in un determinato quartiere e in una certa città.

Il trasloco è un cambiamento radicale in cui differenze inconciliabili vengono alla luce.

Lo stress che accompagna il traslocare ha la capacità di mettere in risalto le zone d’ombra del rapporto.

Affrontarle diventa l’occasione per trasformare la relazione o per capire se, in realtà, è morta da tempo.

Porre la propria attenzione su questi segnali aiuta a capire se stiamo attraversando un periodo veramente difficile o siamo veramente infelici.

Spesso sappiamo perfettamente cosa stia accadendo, ma preferiamo sopportarlo o addirittura ignorarlo e faticosamente andiamo avanti lasciando le cose così come stanno.

Questo accade poiché abbiamo paura, per non dire che siamo terrorizzati dalla sofferenza che potremmo provare scrivendo

La parola fine alla nostra storia di coppia

Sembra più semplice, meno faticoso e doloroso, sopportare una storia fatta di litigi che ci annoia e le scappatelle del partner.

Ma i rapporti di coppia dovrebbero migliorare la qualità della vita e quando prevalgono esclusivamente le esperienze spiacevoli diventa opportuno chiedersi se veramente vale la pena continuare la relazione.

A volte le relazioni si esauriscono e bisogna prenderne atto.

È vero, è difficile fare tutto da soli.

Ecco perché è importante chiedere aiuto, anche ad una psicoterapeuta, che possa sostenere e accompagnare, per comprendere cosa stia realmente accadendo ed, eventualmente, aiutare a trovare il coraggio di prendere la decisione giusta.

 

Chiudere il rapporto o continuare?

Potrebbe anche essere che valga la pena cercare di superare le difficoltà e, con un valido aiuto, tentare tutte le strade possibili per ricostruire il rapporto.

Ma  se ci rendiamo conto che la relazione è finita, il supporto della psicoterapeuta può accompagnarci a sopportare meglio la sofferenza che inevitabilmente accompagnerà la separazione, e a riprendere in mano la nostra vita.

Dipendenza affettiva:quando l’ossessione travolge la coppia

Dipendenza affettiva: quando l'ossessione travolge la coppia

L’ amore nasce dall’incontro di due persone e rappresenta un’occasione di crescita, arricchimento e reciprocità.

Durante la fase dell’innamoramento è assolutamente normale che ci sia un certo grado di fusione, ossessione per il partner e dipendenza affettiva che, con lo stabilizzarsi della relazione ed il passare del tempo, tende a diminuire.

Quando invece, pur passando gli anni, una persona vede il partner come  l’unico scopo della propria esistenza ed il riempimento dei propri vuoti affettivi, l’amore può trasformarsi in una “gabbia” con sbarre fatte di dolore e da cui non si può uscire.

La presenza dell’altro è vissuto come una questione di vita o di morte e, quindi, non più come una libera scelta.

Anzi diventa una vera e propria ossessione per il partner!

Senza l’altro abbiamo la percezione di non esistere.

L’affetto e l’amore verso una persona assumono le caratteristiche di una dipendenza ed è per questo che si parla di dipendenza affettiva.

Nel rapporto quello che inebria è la lotta: la dipendenza si alimenta del desiderio di essere amati proprio da chi non ci ricambia come vogliamo e cresce in proporzione al rifiuto.

Diciamo che se non ci fosse il rifiuto forse l’amore si spegnerebbe.

Ciò che viene sperimentato come amore diventa una droga.

I sintomi, in effetti, sono identici e la persona prova:

  1. Ebrezza quando il partner gli è indispensabile, in quanto non riesce ad ottenere in altro modo la sensazione di piacere che prova quando sta con lui o lei.
  2. Astinenza quando la sua mancanza lo getta in uno stato di allarme. Pensare la propria vita senza l’altro è non è pensabile. L’altro è visto come l’unica fonte di gratificazione e le attività quotidiane sono trascurate. L’unica cosa  che conta è il tempo trascorso con l’altro.
  3. Incapacità a controllare il proprio comportamento e la lucidità  si riduce. Nei momenti  in cui la persona  capisce  cosa sta vivendo se ne vergogna e si sente sconfitto. Tutto ciò genera una ricaduta nella dipendenza affettiva che fa percepire, più di prima, i propri bisogni legati all’altro. Durante questi vissuti la persona prova rabbia e senso di colpa.

Si può generare, inoltre,  una paura ossessiva di perdere la persona amata.

Tale paura  si esprime mostrando gelosia e possessività.

 

Altro fattore da tenere in considerazione è che la dipendenza affettiva  è una dinamica a due.

Entrambi i partner mostrano dipendenza affettiva l’uno dall’altro e iniziano una relazione basata sul controllo costante dello stato mentale dell’altro.

Per entrambi  è l’ unica possibilità di mostrare il proprio valore, la propria forza e la propria autostima .

In questa situazione parliamo di co-dipendenza affettiva.

Essere co-dipendente significa dipendere da chi a sua volta dipende (cibo, alcool, gioco, droga etc.), cioè la persona è ossessionata dal comportamento del partner.

Di solito  viene vista come una persona forte, sempre dedita agli altri, volta sacrificare la propria vita per i figli, il marito/la moglie e il genitore. Inoltre è molto attenta al comportamento dell’altro  diventando controllante ed invadente  e si appropria di ruoli che non sono suoi, facendosi carico della responsabilità degli altri familiari.

A lungo andare, però, questo comportamento , dapprima gratificante, diventa  pesante e faticoso  per il fatto che nessuno le presta l’attenzione che si aspetta.

Di solito Il o la partner della persona co-dipendente può essere una persona sfuggente, irraggiungibile (per es. sposata) o anche  una persona che  mimetizza la sua dipendenza affettiva con una dipendenza da cibo, droga,  alcool o gioco d’azzardo.

Tutti questi  comportamenti diventano per il co-dipendente una scusante per dedicarsi interamente all’altro bisognoso.

Uscire dalla dipendenza affettiva e co-dipendenza, non è impossibile anche se faticoso e doloroso.

Essere a conoscenza e consapevoli  di soffrire di questi tipi di dipendenza è il primo passo per aiutarsi a liberarsene.